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Paratriathlon per tutti: a Ladispoli è partito il nuovo progetto di sviluppo

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Con il primo appuntamento di Ladispoli del fine settimana appena passato, è partito il progetto Paratriathlon per tutti che abbraccia tutte le sfaccettature del movimento paralimpico e coinvolgerà tutti i territori.

Un progetto che si articola su due binari. Da una parte, l’attività di scouting che si concentra sulla ricerca del risultato agonistico con orizzonte temporale di due quadrienni, dall’altra, la creazione di una vera e propria struttura di riferimento territoriale che ha come obiettivo la diffusione del Paratriathlon e che fa dell’inclusione e dell’integrazione con l’attività scolastica i capisaldi dell’iniziativa sviluppata anche grazie ai serrati e costruttivi rapporti con istituzioni e associazioni che si occupano di disabilità. Inoltre, sarà sempre più frequente lo scambio con la rete di riferimenti tecnici territoriali dell’attività giovanile mentre, grazie al lavoro del SIT, saranno sviluppati appuntamenti di formazioni dedicati.

Nel primo atto andato in scena nel fine settimana a Ladispoli, è emerso come il paratriathlon sia uno sport che offre possibilità di avere nuove e stimolanti prospettive: nel weekend, sono stati coinvolti in varie attività atleti con differenti disabilità, guidati da uno staff tecnico con competenze specifiche. L’iniziativa sarà ripetuta in Veneto nel mese di novembre e in Emilia Romagna a dicembre e proseguirà nel 2022 con una nuova fitta serie di appuntamenti.

“Con l’appuntamento di Ladispoli è partito un progetto per la diffusione capillare del Paratriathlon in Italia, un progetto di condivisione, inclusione e prospettiva che investirà tutti i territori dell’Italia del Triathlon - spiega Riccardo Giubilei, presidente della Federazione Italiana Triathlon - Dopo il primo appuntamento nel Lazio, grazie al lavoro della Consulta presieduta da Gianluca Tasin e di tutto il settore Paratriathlon, saranno coinvolti tutti i territori con l’obiettivo di far crescere il movimento in modo capillare e sistemico, non soltanto inseguendo l’obiettivo della medaglia internazionale. Bebe Vio, al Quirinale, ha detto che ‘c'è una bambina lì fuori, che magari non lo sa, ma che attraverso lo sport ha la possibilità di vivere le più grandi emozioni della sua vita’ - aggiunge Giubilei - la nostra missione, che si realizza attraverso il lavoro di squadra con tecnici, società e associazioni che si occupano di disabilità, in sintonia con le indicazioni del Comitato Italiano Paralimpico e del Ministero, è proprio quella di fare in modo che lo sport rappresenti un concreto veicolo di prospettiva di crescita, di speranza e di futuro”.

 

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