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Intervista al Presidente Bianchi: le prospettive per il futuro e il bilancio della stagione appena archiviata

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Intervista al Presidente

Il 2019 sarà un anno fondamentale: con l'imminente apertura delle finestre di qualificazione per i Giochi Olimpici e Paralimpici, il mirino è ormai puntato su Tokyo 2020. I primi giorni del nuovo anno servono dunque a tracciare un bilancio dell'annata passata, che coincide con il giro di boa del quadriennio, e a gettare solide basi per l'imminente futuro e per gli anni a venire.

Presidente Luigi Bianchi, che stagione è stata quella appena andata in archivio?
Indubbiamente, è stata una stagione ricca di risultati positivi, ma come ogni annata che si conclude, porta con sé sia una carica positiva, sia una serie di momenti più bassi che stimolano riflessioni e ripensamenti. Il cammino dell’Alto Livello verso la prossima Olimpiade mi soddisfa e il 2019 darà conferma del buon lavoro che stiamo facendo che è sicuramente diverso rispetto agli anni precedenti e riguarda soprattutto la programmazione delle gare.

Riesce a dare un voto al 2018?
Più che un voto secco, darei un giudizio, che è più che sufficiente, ma l’ambizione è sempre quella di poter fare meglio. Per il 2019 mi aspetto buoni risultati e il lavoro coordinato dal nostro Olympic Performance Director Joel Filliol sarà concentrato sugli atleti che in questi anni hanno dimostrato di poter ambire a piazzamenti importanti.

Nel 2018, il triathlon italiano ha ottenuto 10 podi in Coppa del Mondo e la storica Vittoria alla World Cup di Cagliari.
Ho sempre pensato che bisognasse andare avanti: è bene guardare il risultato intermedio, ma è fondamentale rimanere focalizzati sul punto di arrivo. In questi due anni, tra il terzo posto in World Triathlon Series di Alice Betto, la vittoria in World Cup di Delian Stateff, primo successo in questo circuito nella nostra storia, abbiamo raggiunto traguardi estremamente importanti per tutto il movimento, ma dobbiamo mirare a qualcosa in più, anche se non sarà facile, vista la sempre più spiccata competitività di questo sport, l'alta densità di campioni e la cultura sportiva che alcune nazioni esprimono.

Riguardo la cultura del triathlon, che lavoro è stato impostato?
Stiamo lavorando molto sullo sviluppo della mentalità vincente, su ciò che un atleta di alto livello deve fare per raggiungere i traguardi importanti, sulla professionalità necessaria per puntare in alto: questo aspetto riguarda l’atleta stesso ma anche lo staff che lo supporta quotidianamente, mi preme particolarmente far passare questo ultimo concetto.

L'impronta di Joel Filliol sta cominciando a sortire gli effetti desiderati?
Per l’Alto Livello, l’approccio sta funzionando. È chiaro che tutto va registrato e tarato, stiamo mettendo a punto percorsi e qualche correzione per il settore giovanile e per gli Under 23, vogliamo avere continuità e costruire atleti che, alle porte del percorso élite, siano in grado di offrire sicurezze. Il metodo impostato da Filliol, il quale non ha bisogno di presentazioni perché sappiamo chi è e quali risultati ha ottenuto e sta ottenendo, funziona: non stiamo lavorando soltanto verso Tokyo, ma anche per il futuro del nostro sport.

Quali obiettivi che segnano un elemento di discontinuità con il passato sono stati raggiunti?
Un passo importante è relativo alla concentrazione gli atleti in gruppi di lavoro: si allenano insieme sotto la guida dei tecnici federali Andrea D’Aquino, Alessandro Bottoni ed altri capitanati e coordinati da Filliol. Abbiamo codificato gli Squad, ora l'attenzione della Federazione va sui gruppi di lavoro che coinvolgono gli atleti ad indirizzo olimpico. Dobbiamo migliorare tutta la filiera, dalla gestione del settore giovanile, alla massima espressione del nostro movimento che riguarda gli atleti di Alto Livello. Posso affermare che la Federazione sta crescendo a tutti i livelli. Abbiamo dei bravi tecnici in Italia dobbiamo aiutarli a crescere.

A proposito di vivaio e futuro, qual é lo stato di salute del settore giovanile?
Stiamo percorrendo la prima fase di un percorso importante. Gli investimenti della Fitri sul settore giovanile hanno portato all’incremento sensibile del numero dei giovani atleti, ma quando si assumono proporzioni importanti è necessario lavorare anche sulla qualità. Il lavoro su questo secondo aspetto è in corso: i giovani fanno parte di un settore strategico in cui abbiamo margini di miglioramento. Il cammino è lungo e difficile, dobbiamo portare professionalità anche in questo settore, ovviamente in proporzione al livello in cui stiamo lavorando.

L'Italia si è fatta sentire anche nell'universo delle lunghe distanze.
Si tratta di un settore che ci sta regalando diverse soddisfazioni internazionali. I massimi circuiti mondiali delle gare di lunga distanza sono ormai ben radicati sul nostro territorio, mentre i nostri atleti di punta continuano a raccogliere grandi soddisfazioni sui principali palcoscenici in giro per il mondo: Giulio Molinari ha conquistato nuovamente il titolo europeo di triathlon medio a Ibiza, Alessandro Degasperi ha centrato il successo all'Ironman di Lanzarote mentre Daniel Fontana ha trionfato nell'Ironman a Taiwan. I primi due hanno gareggiato all'Ironman Hawaii World Championship 2018 mentre il terzo ha già in tasca la qualificazione per l'edizione di quest'anno; mi auguro anche di vedere nuovamente decine di Age Group italiani a Kona, affinché la macchia azzurra sia ancora più vistosa dell'anno appena concluso.

Che proporzioni numeriche sta assumendo la Fitri?
Abbiamo raggiunto numeri importanti, sale il numero degli Age Group, crescono gli associati, il numero di gare, le qualità delle manifestazioni. Inoltre, sono arrivati in Italia Coppe del Mondo, una tappa di World Paratriathlon Series che verrà ripetuta anche quest'anno ed altri eventi internazionali in Italia. Prossimamente, a febbraio, ospiteremo i Mondiali di Winter Triathlon ad Asiago che si preannunciano un grande successo. Questo sostanzioso sviluppo che riguarda differenti ambiti della Federazione è frutto di un meticoloso lavoro quotidiano che parte dalla Presidenza e dal Consiglio Federale, e coinvolge diversi aspetti dell’attività federale, dagli Uffici, ai tecnici.

Il settore Age Group è indubbiamente protagonista di questo incremento numerico. Quanto è importante il coinvolgimento in iniziative Federali dei nostri amatori?
Ho sempre pensato che dovrebbe esserci un coordinamento delle gare internazionali per gli Age Group, un'importante vetrina per la Federazione e una bella opportunità di svago e divertimento per chi pratica questo sport in maniera amatoriale. Sono sempre stato convinto che la Fitri dovesse proporre delle opportunità, ci è voluto tempo, ma ora ci stiamo concentrando anche su questo settore. Abbiamo lanciato il primo pacchetto in occasione del Campionato Europeo Multisport di Ibiza, con una proposta di viaggio e soggiorno, un coach dedicato, e riproporremo questo tipo di iniziative in futuro. Questi aspetti sono ormai rodati nelle nazioni più importanti, ma ora anche in Italia è possibile partecipare agli appuntamenti internazionali per Age Group sentendosi parte di un progetto e di una nazione.

Il Paratriathlon, che ci ha regalato grandi soddisfazioni negli anni passati, è un settore in forte evoluzione: qual è la fotografia attuale del nostro movimento?
Parto da lontano, da Rio 2016, edizione dei Giochi in cui abbiamo raccolto medaglie con Michele Ferrarin e Giovanni Achenza, due risultati incredibilmente prestigiosi, superiori alle attese. Questo per sottolineare come ogni quadriennio questo settore debba essere reinventato, sia perché alcuni atleti di vertice abbandonano l'attività di alto livello (come Ferrarin), sia perché si inseriscono nuove leve. Noi investiamo per far arrivare i risultati di alto livello, ma anche per far riscoprire il piacere dello sport a coloro i quali nell'attività sportiva ritrovano grandi stimoli personali: siamo felici di ciò e personalmente sono orgoglioso che la Fitri abbia al suo interno questo settore composto da un gruppo di ragazzi fantastici che si impegnano per raggiungere il loro risultato.

Obiettivi di alto livello e aumento della base: sono queste le mire del paratriathlon per i prossimi due anni?
Accoglieremo con grande gioia eventuali piazzamenti di spessore in ambito internazionale, ma siamo comunque felici che gli atleti coinvolti si mettano in gioco per questa grande possibilità. In questo settore, il risultato agonistico è importante, ma ci sono ambizioni, obiettivi, risultati che vanno oltre alle medaglie. Io e la Federazione tutta continueremo ad aprire le porte ai ragazzi che vogliono provarci, che trovano spinte interiori per tuffarsi nello sport e ritrovare sensazioni che pensavano di aver perso: sono obiettivi che abbiamo noi come Fitri ma che ricalcano sicuramente l’ambizione del presidente del Cip Pancalli.

Per quanto riguarda la fascia più competitiva del paratriathlon, si cerca in qualche modo di ricalcare lo schema del gruppo dell'Alto Livello degli élite che ha obiettivi olimpici?
Stiamo cercando di allinearci, a Verona sta diventando un vero e proprio punto di riferimento per gli atleti paralimpici grazie al grande lavoro del Direttore Tecnico Mattia Cambi. I numeri del paratriathlon sono differenti dal mondo élite, il percorso per arrivare all’alto livello è diverso, ma l’approccio e la professionalità sono i medesimi. Anche il Paratriathlon è cresciuto a dismisura a livello di competitività e performance e noi dobbiamo rimanere al passo, strutturandoci e offrendo quanto di meglio a disposizione.

Come archiviamo la prima vera stagione internazionale della Staffetta 2+2?
Innanzitutto, vorrei sottolineare che l'introduzione nel programma olimpico della Staffetta 2+2 è un premio al triathlon che rende onore ad uno sport in crescita sotto tutto i punti di vista. La Mixed Relay è una gara emozionante, spettacolare, televisiva, aspetto che non dobbiamo dimenticare. La nostra ambizione è quella di arrivare con il maggior numero possibile di atleti possibile a Tokyo, schierando ovviamente anche la staffetta.

Possiamo concretizzare con delle cifre questi obiettivi?
A Tokyo dobbiamo portare la Staffetta, 3 donne e 2 uomini per le prove individuali: questo è il nostro obiettivo. Ci impegneremo a fondo per raggiungere il traguardo, stiamo lavorando bene e punteremo ad ottenre il risultato prefissato. I ragazzi sono determinati, stanno lavorando in maniera seria e questo mi fa ben sperare.

Che cosa si augura quindi per il 2019 e per la stagione olimpica?
Vorrei che tutti spingessero verso il raggiungimento degli obiettivi, che tutti ambissimo allo stesso risultato: questo è un augurio e un auspicio per il nuovo anno che sarà un ricco preludio alla stagione olimpica. Ribadisco che è l’Italia che vince, non si tratta di una vittoria personale del Presidente Bianchi, né di altri singoli: sarebbe un successo di e per tutti poter qualificare il maggior numero possibile di atleti a Tokyo 2020, un grande risultato per i ragazzi e per tutto il triathlon italiano.

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