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Linee Guida, SAS e Programmazione 2015 presentata dal DTN Mario Miglio

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kitzbuhel partenza

Si sta concludendo in Namibia il primo raduno collegiale in altura, primo momento di attività che ha visto coinvolti i nostri azzurri P.O. (probabili olimpici) in questa nuova stagione, sulla quale chiediamo al DT Mario Miglio di illustrare i principali contenuti: le Linee Guida 2015, il Progetto SAS 2015 ed il Documento Programmatico 2015. 

Tutti argomenti che saranno il timone del percorso olimpico, dello sviluppo delle nostre squadre nazionali, della scuola e cultura del nostro triathlon italiano. Tante novità per questa nuova stagione: i programmi, come ci si è arrivati, gli eventi che attendono gli azzurri e tanto altro….

- Dal punto di vista agonistico il 2014 è stato l’anno più prolifico per il triathlon italiano. I risultati oggettivi parlano chiaro: il piazzamento di un triatleta italiano nella parte alta della classifica nelle massime competizioni internazionali (WTS, World Cup e Campionati Europei) non è più un caso isolato come nel passato. Un gruppetto sempre più numeroso di atleti azzurri nel 2014 ha saputo realizzare prestazioni di questo tipo. Che cosa è cambiato in questo primo biennio olimpico?

kitzbuhel gruppo“I risultati agonistici degli Atleti Azzurri sono già stati molto buoni nel 2013, sono migliorati nel 2014 e lo saranno ancora di più nei prossimi anni. Dopo molti anni di investimenti, stiamo cominciando a raccogliere i frutti di tanto lavoro. Le cose sono radicalmente cambiate con la nascita della SAS, la Scuola di Alta Specializzazione, voluta e inaugurata dal Presidente Di Toro nel 2006 insieme al Centro Federale che porta il suo nome. Da allora, intorno alla SAS si è cominciato a “parlare” di metodologia dell’allenamento allo scopo di trovare una via italiana al successo nel triathlon. L’analisi di partenza è valida ancora oggi a distanza di nove anni: in Italia non esistono i presupposti culturali, educativi e sportivi dei Paesi Anglosassoni e nemmeno dei nostri vicini francesi o tedeschi. Era ed è necessario studiare una strategia diversa, che fosse, e che continua ad essere, adatta alla nostra realtà scolastica, ai numeri del nostro “bacino d’utenza”, alle possibilità che abbiamo di selezionare gli atleti da avviare all’attività di vertice, al rifiuto incondizionato della mentalità del doping.”

- I triatleti italiani arrivano alla categoria Under 23 carichi di belle speranze, ma decisamente impreparati ad affrontare un percorso di allenamento e di gara che li possa condurre rapidamente a risultati di eccellenza, come avviene per alcuni atleti stranieri. In Italia mancano i talenti?

“L’educazione motoria e sportiva trova pochissimo spazio nella scuola italiana e spesso i ragazzi impegnati seriamente nello sport sono addirittura osteggiati dal sistema scolastico. Parallelamente sono venute a mancare moltissime occasioni di movimento spontaneo che caratterizzavano l’età evolutiva degli scorsi decenni. La pratica quotidiana del triathlon, che implica moltissime ore di allenamento, di spostamenti, di cura del materiale, va a scontrarsi con questa realtà. In pratica l’evoluzione sportiva di molti giovani triatleti risente della mancanza di piccole e sistematiche esperienze motorie che negli anni rappresentano una parte importante nella formazione e nella strutturazione dei presupposti per l’impostazione dell’allenamento di alto livello. Ai giovani triatleti in età scolastica non si può chiedere di più. I deficit riscontrati si possono raggruppare in due categorie: quelli relativi alle capacità di carico e quelli legati alla sfera coordinativa. La maggior parte dei triatleti italiani che si affacciano alla categoria Under 23 denotano problematiche significative in entrambi questi settori. In tutti questi anni la Scuola di Alta Specializzazione si è accollata il compito della formazione della capacità di allenamento con la consapevolezza di avere a che fare con situazioni di ritardo e con la necessità di impostare una programmazione a lungo termine che darà risultati solo a distanza di alcuni anni e con la difficoltà di spiegare questa strategia ad atleti, tecnici e dirigenti che invece preferirebbero avere risultati immediati”. 

- I compiti e l’impostazione del lavoro della Scuola di Alta Specializzazione sono poco conosciuti e spesso fraintesi. Ce ne puoi parlare più dettagliatamente?

“Il risultato agonistico sembra essere l’unico riferimento per molti giovani triatleti e per i loro tecnici. Essi considerano l’allenamento come una serie dikitzbuhel arrivo esercitazioni più o meno utili che, anno dopo anno, devono progressivamente crescere di volume e intensità e che, per effetto immediato, permettono di migliorare le prestazioni in gara. Concetti come sviluppo delle capacità, acquisizione e stabilizzazione delle competenze, specificità delle esercitazioni, crescita e modulazione dei carichi, fanno fatica ad essere recepiti perché non hanno un riferimento diretto con la prestazione agonistica. Alcuni giovani talenti non sono disponibili ad allenarsi in modo adeguato, altri però hanno scelto la strada dell’applicazione quotidiana e, dopo alcuni anni di molto allenamento e pochi risultati agonistici, hanno cominciato a potersi confrontare dignitosamente con il resto del mondo. Questi atleti si chiamano Fabian, Mazzetti, Uccellari, Bonin, Facchinetti, Secchiero, Molinari e tanti altri. La SAS non ha certo il merito esclusivo della loro formazione, a cui hanno contribuito significativamente i tecnici e le società degli atleti, ma possiamo affermare che tutti i risultati agonistici di oggi sono frutto di questa metodologia. Possiamo affermare che i migliori triatleti italiani che oggi hanno meno di 30 anni, e che si sono specializzati nelle varie distanze, compresi coloro che non hanno difficoltà a sostenere il contrario, sono stati tutti formati anche grazie agli insegnamenti e alle esperienze della SAS. La SAS è stata anche un laboratorio di idee e sono tanti i tecnici che negli ultimi nove anni hanno condiviso queste esperienze e tantissimi quelli che hanno potuto conoscere ciò che la SAS ha prodotto in termini di metodologia. ALLENATRI, la rivista tecnica della FITRI, e tutta una serie di documenti federali prodotti dalla SAS hanno aggiornato le conoscenze di una nuova generazione di tecnici, compresi coloro che non hanno difficoltà a sostenere il contrario”.

- Il compito della SAS è quindi essenzialmente formativo. I parametri di riferimento non sono strettamente agonistici?

“Nel 2007 Chris Jones, Senior Coach della BTA sosteneva che per vincere una medaglia ai Giochi di Londra 2012 era necessario che un triatleta disponesse di queste capacità prestative nelle tre singole discipline: 1’56” (200m) e 16’15”(1500m) nel nuoto in vasca lunga; 440 watt alla PAM (per un atleta di 65kg) nel ciclismo; 28’45” nei 10km di corsa e 29’30” nella frazione di 10km in gara di triathlon. Su questi dati si può essere più o meno d’accordo, ma il fatto che due delle tre medaglie ai Giochi di Londra siano state conquistate da atleti britannici ci dice che Jones aveva le idee abbastanza chiare. Nella crescita pluriennale di un triatleta di 20 anni, il compito principale è quello di pianificare una programmazione dell’allenamento finalizzata ad avvicinare questi parametri, corredata da un adeguato iter agonistico che lo porti progressivamente a competere in gare di livello sempre più elevato, piuttosto che gareggiare in continuazione alla ricerca di risultati che non arriveranno se non dopo aver migliorato le capacità di allenamento che ne rappresentano i presupposti. Poiché la SAS è una Scuola, si potrebbe fare l’esempio dello studente che continua a farsi interrogare, e a rimediare delle insufficienze, senza nemmeno prendere in considerazione l’ipotesi di studiare. L’allenamento dunque riveste un’importanza prioritaria in questa fascia d’età e i risultati agonistici sono da valutare alla luce del livello di evoluzione della capacità d’allenamento di ogni atleta. Lo stesso piazzamento in Coppa Europa, ad esempio, ha valore completamente diverso se viene realizzato da un triatleta di 20, 25 o 30 anni e per lo stesso triatleta il medesimo risultato, buono a 20 anni, non lo sarà più a 25 e sarà valutato decisamente insufficiente a 30”.

- Come è organizzata oggi la SAS? Quali sono i suoi progetti per il prossimo biennio?

mario miglio

“La SAS è coordinata da due anni da Luigi Zanlungo che ha il compito di gestire dal punto di vista tecnico e organizzativo l’attività di più di venti atleti Under 23, di supportare i loro tecnici, di indirizzare la metodologia del loro allenamento. In questo compito è supportato da due tecnici di grande competenza come Mattia Toffolutti e Luca Bianchini. Il progetto operativo per il 2015 è consultabile sul sito della Federazione e riassume la volontà della SAS di essere un servizio per la crescita dei talenti e per l’evoluzione delle loro capacità d’allenamento. Gli stimoli e gli incentivi agli atleti per impegnarsi sono molteplici. Dal punto di vista metodologico è necessario ancora sottolineare l’enorme passo in avanti compiuto grazie all’ingresso nella struttura tecnica federale di un tecnico e insegnante esperto come Pierino Endrizzi. Il Professor Endrizzi ha saputo umilmente ascoltare e osservare prima ancora che insegnarci concetti e criteri di applicazione maturati nel corso di una vita di esperienze negli sport di endurance”.

- Insieme al nuovo Progetto SAS sul nostro sito è consultabile anche l’Organizzazione delle Squadre Nazionali e della SAS 2015. In essa sono esposti dettagliatamente gli obiettivi, i programmi agonistici, gli atleti coinvolti. Che cosa è necessario sottolineare?

“Il documento spiega come sono state formate le squadre nazionali per il 2015, quali sono i criteri di scelta degli atleti, quali gare faranno e quali risultati ci si aspetta. I responsi agonistici del 2014 hanno la caratteristica di collocare l’Italia ad un livello più alto nelle classifiche mondiali rispetto al passato. Alle spalle degli atleti protagonisti di questo progresso, (non dimentichiamo che l’Italia, nella classifica parziale, oggi è una tra le quattro nazioni ad avere tre uomini e tre donne qualificate per le Olimpiadi), sta crescendo un gruppo sempre più numeroso di ragazzi che faranno bene in gara già nei prossimi due anni. Si tratta di atleti Under 23 che l’Area Tecnica Federale e la SAS stanno seguendo con attenzione e che in allenamento stanno già facendo vedere cose interessanti.”

- Sempre sul nostro sito è possibile consultare le Linee Guida 2015. Ci sono novità rispetto al passato?

“La volontà dell’Area Tecnica è quella di incentivare gli atleti nella loro attività e di premiare chi ha dei riscontri agonistici importanti a livello internazionale. Rispetto al passato sono aumentati gli stimoli agonistici e i premi in denaro con particolare riguardo alla categoria Under 23 e Juniores. Le prime due prove del Gran Prix Triathlon Italia, ad esempio, assegneranno di diritto una maglia per i Campionati Europei di categoria al primo atleta U23 classificato. La Direzione Tecnica in questi due anni ha accolto tutte le richieste delle società per iscrivere gli atleti alle competizioni definite Continental Cup, spesso utilizzando il meccanismo delle sostituzioni, iscrivendo cioè un atleta con i punti necessari per entrare nella starting list e poi sostituirlo con un giovane che, diversamente, non avrebbe potuto gareggiare. Grazie a questo meccanismo, che la Federazione Internazionale utilizza per gli atleti esordienti, molti atleti hanno potuto esordire in Europa sfruttando i punti dei vari Fabian, Uccellari, Betto, Bonin e altri atleti. Nel 2015 le società potranno chiedere al Direttore Tecnico di iscrivere i loro atleti anche a gare di World Cup. Inoltre i vincitori in Coppa Europa verranno automaticamente convocati in una World Cup. Stessa cosa è prevista per gli under 23 che andranno a podio nelle gare Continental Cup indicate”.

- Gaia Peron gareggerà nel 2015 sotto la bandiera neutra dell’ITU per poi vestire i colori della Turchia. Si tratta di una decisione importante per un’atleta azzurra? Non sarebbe stato meglio convincerla a rimanere con noi?

“Il 2014 è stato un anno positivo per Gaia Peron. Ha saputo affrontare i problemi che hanno caratterizzato in negativo un pessimo 2013 e, grazie ad un progetto individuale che l’ha portata ad avvicinarsi ai tempi richiesti (37’30” nei 10km; 17’30” nei 5km di corsa), ha avuto la possibilità di gareggiare in tre prove di World Cup, dove ha dimostrato tutto il suo valore e una migliorata competitività nella frazione di corsa. La sua richiesta è motivata dalla grande volontà di poter coltivare un sogno olimpico che, secondo il suo parere, è realizzabile più facilmente con la maglia di un altro Paese, dove non avrà la concorrenza di tre atlete come Bonin, Mazzetti e Betto. Per Gaia è una grande opportunità e io credo che se la meriti. Il mio augurio è quello di vedere quattro atlete italiane sul pontone delle Olimpiadi di Rio”.

- A proposito di Olimpiadi, quest’anno si disputerà la prima edizione dei Giochi Europei. Che importanza ha questa manifestazione per la Federazione Italiana? Chi saranno gli atleti convocati a Baku?

“I Giochi Europei rappresentano una grande novità nella politica sportiva internazionale. Gli atleti parteciperanno in rappresentanza del loro Comitato Olimpico Nazionale. L’Ufficio di Preparazione Olimpica del CONI ci ha chiesto di onorare questo impegno senza trascurare le esigenze di qualificazione e di preparazione per i Giochi di Rio che rimane l’obiettivo prioritario per il CONI e la FITRI. Nel caso in cui decidessimo di non schierare alcuni dei nostri migliori atleti, la scelta dovrà ricadere su atleti giovani caratterizzati da concrete possibilità di crescita prestativa nei prossimi anni. Il regolamento prevede che nel triathlon ogni Nazione abbia due posti di diritto, mentre il terzo viene assegnato in relazione al ranking ETU. Nelle prossime settimane faremo le opportune valutazioni e insieme al CONI decideremo come comportarci per onorare al meglio questo impegno”.

Linee Guida 2015 

Elenco gare ETU CUP valevoli per assegnazione maglia azzurra in World Cup

Organizzazione delle squadre nazionali e della SAS 2015

Documento programmatico SAS 2015