Cervia rappresenta uno degli appuntamenti ormai consolidati del calendario nazionale e offre lo spunto per parlare di un tema più ampio, che riguarda il ruolo degli eventi sportivi nella promozione dei territori, nell’attrazione di atleti e accompagnatori e nella generazione di ricadute sul piano turistico ed economico.
Nel corso dell’intervista vengono affrontati anche il rapporto costruito negli anni con l’Emilia-Romagna, la collaborazione con APT Servizi e la Regione, il progetto Triathlon Experience, i dati della ricerca dell’Università di Roma Tor Vergata sull’impatto del triathlon e il progetto del Centro Tecnico Federale di Cesena. Tra gli argomenti anche l’ipotesi di un Festival del Multisport in Emilia-Romagna, con il coinvolgimento di giovani, scuole e territori.
La Federazione Italiana Triathlon e Cervia hanno un rapporto ormai consolidato che va avanti da anni. Come mai questa scelta di realizzare ogni anno qui i Campionati italiani?
Cervia è diventata nel tempo una delle case del triathlon italiano e non è un caso che abbiamo scelto di tornarci anche quest’anno. Qui abbiamo trovato un territorio che conosce lo sport, che sa accogliere gli atleti e che ha costruito nel tempo una collaborazione solida con la Federazione, con gli organizzatori e con le istituzioni.
Il Campionato Italiano non è soltanto una gara. È un evento che coinvolge atleti di tutte le categorie, società sportive, famiglie e accompagnatori e che richiede una macchina organizzativa importante. Cervia ha dimostrato di avere le caratteristiche per sostenerla e, soprattutto, una visione che va oltre il singolo appuntamento.
C’è poi un elemento che per noi è fondamentale: qui il triathlon può essere vissuto pienamente, perché il territorio offre infrastrutture, ricettività, collegamenti e una forte vocazione turistica. La conferma dei Campionati Italiani a Cervia nasce quindi dalla volontà di dare continuità a un percorso che negli anni ha funzionato e che può ancora crescere.
La collaborazione con APT Servizi e la Regione Emilia-Romagna si è consolidata nel tempo attraverso appuntamenti diversi e importanti per il triathlon italiano, dall’Ironman di Cervia ai Campionati Italiani di Triathlon Sprint, passando per il Duathlon di Imola e il Challenge di Cesenatico. Come è cresciuto questo rapporto e quali elementi hanno permesso di trasformare la collaborazione legata ai singoli eventi in un percorso sempre più strutturato e continuativo?
Il passaggio importante è stato smettere di ragionare sul singolo evento e iniziare a costruire una progettualità territoriale. Con l’Emilia-Romagna abbiamo trovato interlocutori che hanno compreso molto bene il valore dello sport come strumento di promozione e sviluppo del territorio.
Nel corso degli anni il rapporto si è consolidato attraverso manifestazioni diverse per caratteristiche e dimensioni. Sono esperienze differenti, ma accomunate dalla capacità di attrarre atleti, accompagnatori e pubblico e di produrre ricadute sul territorio.
La collaborazione si è quindi evoluta anche sul piano della progettazione. La Federazione mette a disposizione competenze sportive e organizzative, mentre le istituzioni e gli operatori del territorio contribuiscono con conoscenza, capacità di accoglienza e promozione. È dall’integrazione di queste competenze che può nascere una progettualità stabile, capace di andare oltre il singolo appuntamento.
L’Emilia-Romagna ha una visione molto chiara dello sport come parte della propria identità e noi vogliamo continuare a lavorare in questa direzione.
Il Triathlon è un movimento in forte espansione. Una recente ricerca dell’Università di Tor Vergata ha mostrato come questa disciplina generi un indotto economico per i territori importante.
La ricerca dell’Università di Roma Tor Vergata ci permette di dare una dimensione concreta a un fenomeno che come Federazione osserviamo da tempo. Il triathlon non produce valore soltanto sul piano sportivo, ma ha una ricaduta significativa anche sui territori che ospitano le competizioni.
Lo studio ha analizzato circa 500 gare nazionali e ha stimato un indotto turistico ed economico superiore ai 14,6 milioni di euro, senza considerare la spesa degli accompagnatori. È un dato importante perché dimostra come una manifestazione sportiva possa generare presenze, permanenza e consumo sul territorio.
Un altro elemento significativo riguarda il comportamento degli atleti. Per molti di loro la gara non rappresenta un’esperienza isolata: il territorio entra a far parte dell’esperienza complessiva, attraverso il soggiorno, l’enogastronomia, la cultura e le attività che può offrire.
È un tema sul quale la Federazione sta lavorando già da tempo. Triathlon Experience, il progetto sviluppato dalla Federazione, coordinato dal Segretario Generale Valerio Toniolo e finanziato dal Ministero del Turismo, nasce proprio dalla volontà di valorizzare questo rapporto e di approfondire il potenziale del triathlon come strumento di promozione turistica e territoriale.
Per questo credo che oggi il compito di una Federazione sia anche quello di costruire eventi capaci di dialogare con i territori che li ospitano. Una gara deve certamente essere un appuntamento sportivo di qualità, ma può diventare anche uno strumento di promozione, di sviluppo turistico e di valorizzazione delle comunità locali. I dati della ricerca ci confermano che questa direzione ha basi concrete.
Lei recentemente ha lanciato a Regione Emilia Romagna l’idea di un Festival del multisport che vada da Ironman ai campionati italiani con attività collaterali aperte ai ragazzi e alle scuole durante tutto il periodo. A che punto sono le interlocuzioni con gli enti locali?
L’idea nasce proprio dalla consapevolezza che abbiamo appena descritto: se gli eventi sportivi generano valore per un territorio, dobbiamo provare ad amplificarne gli effetti e a costruire un progetto che coinvolga non soltanto gli atleti, ma anche la comunità.
Abbiamo iniziato a confrontarci con la Regione Emilia-Romagna su un’ipotesi che considero molto interessante: costruire un vero Festival del Multisport, capace di mettere in relazione i grandi eventi di triathlon che già si svolgono sul territorio con attività dedicate ai giovani, alle scuole e ai cittadini.
L’idea è quella di creare una sorta di filo conduttore tra appuntamenti diversi, dal grande evento internazionale ai Campionati Italiani, accompagnandoli con iniziative di promozione della pratica sportiva, momenti educativi e attività aperte al territorio.
Non c’è ancora un progetto definitivo, e credo sia corretto dirlo, ma c’è la volontà comune di capire se questa idea possa diventare qualcosa di concreto. La forza dell’Emilia-Romagna è proprio quella di avere già un calendario sportivo molto ricco e una rete di territori, amministrazioni e organizzatori con cui poter costruire un progetto di questo tipo.
Per la Federazione sarebbe un passo ulteriore: non soltanto organizzare competizioni, ma utilizzare gli eventi come occasione per avvicinare nuovi ragazzi allo sport e far conoscere il triathlon anche a chi ancora non lo pratica.
Il Centro Tecnico Federale di Cesena rappresenta un altro esempio di collaborazione tra istituzioni, nato attraverso le risorse del PNRR e un accordo di cooperazione che coinvolge Governo, Comune ed enti locali. Qual è il valore di questo progetto per la Federazione e in che modo può rappresentare un modello di collaborazione tra pubblico e privato per lo sviluppo delle infrastrutture e della pratica sportiva?
Cesena dimostra che quando le istituzioni hanno una visione e lo sport è disposto a mettersi in gioco, si possono costruire infrastrutture che hanno un valore molto più ampio rispetto alla singola Federazione.
Il progetto nasce da un investimento pubblico importante, con 4 milioni di euro di risorse PNRR destinate alla rigenerazione del polo sportivo dell’Ippodromo, e dalla scelta della FITRI di individuare Cesena come sede del proprio primo Centro Federale. Nel novembre 2025 abbiamo sottoscritto con il Comune un accordo di cooperazione della durata di nove anni per la gestione condivisa dell’impianto.
Per noi non significa semplicemente avere una struttura in più. Significa avere una casa del triathlon, ma una casa aperta alla città. Un luogo nel quale possano convivere attività federale, alto livello, settore giovanile, paratriathlon e pratica sportiva del territorio.
È questo l’aspetto che considero più interessante del progetto. Un investimento pubblico non deve necessariamente produrre una struttura utilizzata esclusivamente da chi beneficia direttamente dell’investimento. Può diventare un'infrastruttura al servizio di una comunità, se viene costruito un modello di gestione condivisa.
A Cesena abbiamo messo insieme Governo, Comune, Regione e Federazione, con competenze e responsabilità differenti. È un modello che può essere replicato, naturalmente adattandolo alle caratteristiche dei diversi territori.
Lo sport può essere un partner delle istituzioni non soltanto quando c'è da organizzare una gara, ma anche quando bisogna progettare il futuro di un territorio. Per me è questo il valore più importante dell'esperienza di Cesena.