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Nazionale a Fuerteventura: concluso il primo blocco di lavoro per gli Azzurri

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Dopo oltre quattro settimane di allenamenti, con Alessandro Bottoni, Direttore Tecnico della Nazionale Italiana di Triathlon, tracciamo un resoconto del primo blocco di lavoro degli Azzurri impegnanti nel raduno di Fuerteventura (Canarie, Spagna).

Qual è il focus del raduno?
"L’obiettivo principale del camp sul quale siamo focalizzati è la preparazione ottimale per l’ultimo periodo di qualificazione e preparazione olimpica, una fase cruciale sia in campo maschile per raggiungere gli obiettivi di qualificazione prefissati dalla Federazione, sia in campo femminile per affrontare la preparazione ottimale in funzione dell’appuntamento olimpico. Fissato il focus principale, vengono definiti gli obiettivi individuali degli atleti. Agli atleti che inseguono l’obiettivo Tokyo 2020, sono stati aggiunti altri elementi, principalmente della categoria Under 23, i quali rivestono un ruolo importante per raggiungere l’obiettivo del raduno, che comunque resta unicamente finalizzato al Programma Olimpico. Il gruppo ha potuto sfruttare il supporto di atleti Under 23 inseriti nelle fasce di interesse, i quali hanno ambizione di entrare a loro volta in un programma olimpico e, in questa occasione, hanno colto una preziosa opportunità di sviluppo. Questa opportunità è a margine del programma Under 23, che prevederà per il futuro attività di supporto dell’ambiente quotidiano e raduni dedicati a questa categoria, focalizzati sulle esigenze dello sviluppo e su un livello di coinvolgimento più ampio".

Quali sono state le considerazioni che hanno spinto a scegliere ancora Fuerteventura come sede del camp?
"La decisione di optare nuovamente per una base all’estero non è stata compiuta, ovviamente, a cuor leggero, ma è stato necessario pensare al compito principale che abbiamo come Squadra Nazionale, ossia quello di ottenere per l’Italia gli obiettivi del Programma Olimpico. Questo vale soprattutto in un momento come questo, che ci spinge a fare ancora meglio e con più consapevolezza il lavoro che l’Italia, attraverso il Coni e la Federazione, ha chiesto di fare. Per centrare gli obiettivi è necessario non trovare soluzioni di compromesso nella preparazione che, inevitabilmente, metterebbero i nostri atleti in condizioni svantaggiate rispetto agli altri già in partenza. Quindi, pur nella consapevolezza della presenza in Italia di eccezionali location per la preparazione invernale e dell’opportunità di investire sul territorio nazionale, la scelta di Fuerteventura è vincolata dalla necessità di utilizzare, nell’anno olimpico e prima di un periodo così importante, ambienti di lavoro e logistiche consolidate per gli atleti azzurri, dove gli stessi, oltre a godere di un meteo ideale e stabile, possano focalizzarsi unicamente sugli obiettivi, evitando rischiose sperimentazioni e problematiche di impianti in un momento di preparazione che invece necessita di stabilità. Inoltre, dal punto di vista del rischio di contagio da Covid-19, gli azzurri, come tutti i frequentatori della struttura, sono stati testati e hanno contatti unicamente con le persone dello staff nella piena osservanza dei rigidi protocolli; Fuerteventura, inoltre, ha davvero pochissimi casi, ma è chiaro che la situazione critica può comunque capitare, motivo per cui atleti e staff sono sempre molto attenti".

Come hanno gestito questo primo periodo atleti e i tecnici coinvolti?
"Da subito, siamo stati strettamente focalizzati esclusivamente sul lavoro e sugli obiettivi. Diversi atleti erano pronti a spostarsi in autonomia e a proprie spese a Fuerteventura già dai primi giorni di gennaio, per lavorare al meglio. La FITRI ha scelto di non lasciarli soli e di assumersi delle responsabilità e il coordinamento, mentre altre nazioni hanno lasciato che gli atleti si spostassero individualmente e senza supporto federale. Sicuramente era più comodo per tutti trascorrere il periodo in Italia, ma le esigenze degli atleti e il rispetto dei compiti assunti nei confronti del Coni sono le prime priorità del programma: l’orgoglio nazionale si esprime soprattutto facendo il meglio nel proprio lavoro, rinunciando a fare la cosa individualmente più conveniente proprio per permettere agli atleti di rappresentare al meglio i nostri colori e tutte le persone che hanno affrontato o affronteranno momenti molto difficili".

Come è stato impostato il lavoro?
"Gli atleti del programma olimpico hanno maturato attraverso le prestazioni il diritto e la necessità di svolgere un lavoro individualizzato adeguato alle proprie esigenze e strutturato con un’attenta collaborazione tra tecnico personale e staff. Il lavoro individuale è programmato con i tecnici degli atleti e svolto in un contesto di gruppo per raggiungere gli obiettivi personali. Lo stesso camp ha obiettivi individuali diversi a seconda delle esigenze di preparazione e di programmazione. Alcuni atleti svolgono tutto il periodo, alcuni sono coinvolti il tempo necessario per raggiungere alcuni obiettivi personali mentre in un caso è stato concordato, con il tecnico e l’atleta, la necessità di dare priorità ad altri aspetti della preparazione per i quali era più funzionale rimanere in Italia. Gli atleti del programma sviluppo condividono lo stesso ambiente ma è differente la gestione degli allenamenti, l’autonomia e l’utilizzo delle risorse, tutti aspetti adeguati al processo di sviluppo. Il tecnico personale viene coinvolto anche per atleti Under 23, in presenza se possibile o in alterativa, visto il periodo, mantenendo il coinvolgimento a distanza. Tutti gli atleti stanno mostrando profonda responsabilità e consapevolezza nei confronti del periodo che in tutto il paese stiamo affrontando, elementi che sono vissuti come ulteriore stimolo a dare il meglio in allenamento e a rispettare le regole per garantire la sicurezza".

Quali sono le prime considerazioni dopo questo primo approccio con le squadre nazionali assolute e come proseguirà la programmazione?
"Superato il primo momento di inquietudine di fine dicembre, abbiamo trovato gli atleti motivati e focalizzati sul loro percorso. Hanno risorse e autonomia, quindi responsabilità nel perseguire gli obiettivi: ci sono quindi tutti gli elementi per fare bene. La programmazione è fortemente condizionata dalla direzione che prenderà World Triathlon in tema di periodo utile per riprendere e poi concludere la qualificazione olimpica e dalle decisioni sul calendario gare internazionale. In questi giorni verranno prese importanti decisioni dalla stessa World Triathlon sulle prime gare di Coppa del Mondo, la cui realizzazione a dicembre appariva sicuramente più sicura. In generale non si hanno ancora certezze, ma, le tempistiche di preparazione richiedono mesi di lavoro ininterrotto e quindi, soprattutto per gli atleti coinvolti nel processo di qualificazione, era necessario partire bene con la preparazione al di là delle conferme in calendario, che arriveranno inevitabilmente a ridosso delle gare. Chi in quel momento si farà trovare pronto, avrà maggiori opportunità di successo".

 

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(foto: FITRI)