Dopo il grande successo dei due eventi di Alghero (la World Triathlon Championship Series con i migliori 100 atleti al mondo e l’Ironman che ha richiamato quasi 3.000 atleti), il triathlon italiano si conferma un movimento in crescita, sempre più radicato nei territori e capace di generare valore oltre la dimensione strettamente sportiva. È quanto emerge dallo studio “Pratica Sportiva nel Triathlon: mappatura, fabbisogni e turismo esperienziale”, realizzato dal gruppo di lavoro della Federazione Italiana Triathlon, coordinato dal Segretario Generale Valerio Toniolo, con il contributo scientifico dell’Università degli Studi di Roma Tor Vergata.
L’analisi evidenzia una crescita complessiva delle ASD e degli associati FITRI nel periodo 2014-2024 con un trend positivo interrotto durante la fase pandemica del 2020 e poi ripreso negli anni successivi. Il quadro nazionale mostra un forte radicamento territoriale con Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna tra le regioni trainanti. Da evidenziare a partire dal 2021 un’importante crescita nelle regioni meridionali, in particolare in Calabria (+30%), Puglia (+20%) e Sicilia (+10%). A oggi risultano affiliate 549 ASD/SSD e 27.457 atleti tesserati. A questi si aggiungono 3.747 cosiddetti “tesserati giornalieri” per i singoli eventi per un totale di oltre 30.000 praticanti.
La ricerca evidenzia una comunità di triatleti solida, fidelizzata e fortemente coinvolta nella pratica sportiva. Emergono tre principali profili di praticanti. Il primo è costituito da atleti over 45 con una lunga esperienza e un livello agonistico intermedio o avanzato, che vivono il triathlon soprattutto come fonte di divertimento e soddisfazione personale. Il secondo comprende prevalentemente uomini tra i 31 e i 45 anni, con minore esperienza agonistica, motivati dalla sfida personale, dal miglioramento della salute e della forma fisica. Il terzo raccoglie i più giovani, tra i 18 e i 30 anni, caratterizzati da un’elevata partecipazione alle gare e da un approccio che combina performance, socialità e scoperta di nuovi luoghi. Nel complesso, il divertimento (80,5%), il desiderio di mettersi alla prova (65,9%), il benessere per la salute (58,2%) e il miglioramento delle capacità atletiche (49,5%) rappresentano le principali motivazioni alla pratica, confermando il triathlon come una disciplina capace di unire sport, salute e relazioni sociali.
TRIATHLON, TURISMO ED ECONOMIA
Accanto alla dimensione sportiva, il rapporto mette in luce un dato strategico: il triathlon non è solo competizione, ma anche esperienza territoriale. La propensione dei triatleti a prolungare la permanenza nella località dell’evento è influenzata soprattutto dalle caratteristiche del territorio ospitante. A incidere maggiormente sono gli elementi naturali e paesaggistici, l’enogastronomia locale, le attrazioni culturali e storiche, le possibilità di escursione, l’accesso a spiagge, laghi o aree naturali e la presenza di attività collaterali.
Gli eventi di triathlon si configurano così come piattaforme integrate di sport e turismo: non solo gare, ma occasioni di scoperta, partecipazione e promozione del patrimonio locale. La presenza di atleti, accompagnatori e famiglie consente di generare ricadute economiche e sociali che coinvolgono ricettività, ristorazione, mobilità, servizi, cultura, attività outdoor e filiere dell’enogastronomia.
In termini di indotto turistico ed economico, lo studio evidenzia come le 500 gare nazionali di triathlon, di cui 240 giovanili, in un anno generino un indotto di 38 mln di euro grazie sia alla presenza degli atleti (17.4 mln €) che dei loro accompagnatori (23.8 mln €). Dall’indagine, infatti emerge che atleti e accompagnatori pernottino mediamente da 1.4 a 1.6 notti nei luoghi interessati dalle gare, prolungando ulteriormente la loro permanenza nel 60% dei casi, con una spesa media di ca. 150 euro al giorno per atleta che genera nelle gare più importanti un ritorno diretto sul territorio pari a 42mila euro a tappa. Le principali strutture ricettive che beneficiano di questo indotto sono hotel (40%), B&B (22%) e affitti brevi (17%).
Il rapporto sottolinea inoltre come il successo degli eventi sia sempre più legato alla capacità di integrare sport, territorio e comunità. La partecipazione della comunità locale, il coinvolgimento degli stakeholder e la costruzione di offerte turistiche integrate risultano elementi decisivi per aumentare il senso di appartenenza e amplificare l’impatto positivo degli eventi.
In questa prospettiva, il triathlon può diventare una leva concreta di sviluppo locale. Tra le linee di sviluppo individuate emergono la creazione di pacchetti integrati sport-cultura-enogastronomia, la valorizzazione delle identità territoriali, la collaborazione con Comuni e operatori locali, la selezione di location accessibili e “bike friendly”, l’attivazione di servizi dedicati ad atleti e accompagnatori e la promozione di iniziative di scoperta del territorio ospitante.
“Lo studio promosso con merito dalla FITRI ed elaborato dall'Università di Tor Vergata conferma come il triathlon rappresenti oggi un modello evoluto di pratica sportiva, capace di generare benefici che vanno ben oltre gli aspetti competitivi. Interdisciplinarità, crescita della partecipazione, promozione di stili di vita sani, valorizzazione dei territori e capacità di attivare turismo esperienziale sono elementi che interpretano pienamente la visione dello sport in generale e di questa disciplina in particolare, come motore di sviluppo sociale, culturale ed economico. Il lavoro della Federazione Italiana Triathlon, alla quale continueremo a garantire il nostro supporto, dimostra peraltro come gli eventi sportivi possano diventare occasioni concrete di coesione, sostenibilità e crescita per le comunità locali e per l'intera Nazione. Con questo spirito il Governo sostiene i fattori di crescita e diffusione della pratica sportiva della quale il triathlon è espressione meravigliosa.” Così il Ministro per lo Sport e i Giovani, Andrea Abodi.
Come spiegato dal Presidente della Federazione Italiana Triathlon, Riccardo Giubilei, “Il triathlon italiano è un movimento in forte crescita ma che sempre più si sta consolidando anche come modello di eventi capace di generare valore per i territori. Ogni gara è un’occasione per promuovere stili di vita sani, valorizzare paesaggi, cultura ed enogastronomia, coinvolgere comunità locali e costruire esperienze sostenibili per atleti e accompagnatori. Come dimostra lo studio, il triathlon permette di trasformare le competizioni in esperienze complete, capaci di connettere sport, ambiente, turismo, qualità della vita e sviluppo economico-sociale. Il triathlon e la multidisciplina, quindi, sono molto più di una gara: sono il racconto del territorio, un'occasione di incontro e una piattaforma di crescita sostenibile per il sistema sportivo e per le comunità che lo ospitano”.
“La collaborazione tra l’Università degli Studi di Roma Tor Vergata e la Federazione Italiana Triathlon rappresenta un esempio concreto di come la ricerca universitaria possa contribuire alla crescita e all’innovazione del sistema sportivo nazionale - ha confermato il rettore professor Nahan Levialdi Ghiron -. Grazie a un approccio interdisciplinare, il nostro Ateneo mette le proprie competenze scientifiche al servizio delle istituzioni e delle federazioni sportive, contribuendo alla definizione di strategie fondate sui dati e orientate a generare benefici per le comunità locali, il benessere delle persone e lo sviluppo sostenibile del Paese. Un metodo che può essere applicato e adattato a diversi contesti territoriali e sportivi. Siamo particolarmente soddisfatti dei risultati raggiunti attraverso questa collaborazione e ne auspichiamo la prosecuzione, nella convinzione che il dialogo tra università, istituzioni e mondo dello sport rappresenti una leva strategica per produrre conoscenza, innovazione e impatto sociale a beneficio delle comunità e dei territori”.