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Bianchi lancia la stagione olimpica: l'intervista di inizio anno al Presidente della Fitri

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Intervista al Presidente

Ripartiamo in questo 2020 con grande determinazione e consapevolezza di aver svolto un lavoro che ha ripagato le aspettative”. Così, Luigi Bianchi, Presidente della Federazione Italiana Triathlon, inaugura la stagione 2020, quella che culminerà con il Giochi Olimpici di Tokyo, tracciando il bilancio dell'annata agonistica appena archiviata.

Quali sono stati i momenti più alti del 2019?
“Soprattutto in campo femminile, in questi anni, abbiamo consolidato posizioni di vertice in ambito internazionale, come successo per Alice Betto, Anna Maria Mazzetti, Verena Steinhauser, Angelica Olmo, ma anche la stessa Ilaria Zane ha ottenuto ottimi risultati. Non è da tutti avere un parterre femminile di questa rilevanza. Inoltre abbiamo messo a segno una bella doppietta ai Mondiali juniores di Losanna con Beatrice Mallozzi e Costanza Arpinelli”.

Abbiamo obiettivi di grande spessore per l'anno olimpico?
“Vogliamo qualificare tre atlete, il numero massimo possibile, penso che sarà un obiettivo raggiungibile. In campo maschile, abbiamo comunque qualche atleta che si sta distinguendo. Sarà difficile che riusciremo a qualificarne tre uomini ai Giochi, ma due pass olimpici è un obiettivo realizzabile. Dietro al capitano Alessandro Fabian e all'ormai esperto Davide Uccellari, ci sono elementi che stanno crescendo come Delian Stateff e Gianluca Pozzatti”.

L'Italia ha risposto 'presente' anche nella staffetta, la nuova specialità olimpica.
“Abbiamo espresso ottime performance, un crescendo durante tutta la stagione, culminato nell'ottimo quarto posto alla Preolimpica di Tokyo. Andremo ai Giochi con tante possibilità, anche se è sempre difficile fare previsioni: l'importante è arrivarci preparati al meglio, seguendo un percorso chiaro che ha gestito in maniera encomiabile il nostro Joel Filliol, e giocarsi tutte le proprie carte migliori nella giornata di gara”.

Stiamo concretizzando un risultato numerico storico?
“Se facessimo una fotografia oggi, avremo un record di partecipazione ai Giochi con tre donne, due uomini e la squadra, ma ciò che più conta è che siamo arrivati a questo punto ottenendo ottimi risultati. Il calendario internazionale è ricco di appuntamenti ed è difficile potersi presentare sempre al top della forma: quest'anno siamo riusciti ad arrivare al meglio agli appuntamenti cruciali della stagione chiusa alla grande a Losanna dove abbiamo piazzato tre atlete nelle prime 11 nella Grand Final femminile. Il gap da colmare nel settore maschile rispetto ai migliori al mondo è più ampio, ma sono sicuro che prima della chiusura del percorso di qualificazione a Tokyo arriveranno dei risultati importanti”.

È soddisfatto di quanto fatto fino ad oggi?
“Mi ritengo soddisfatto e sono contento dei risultati ottenuti dagli atleti, ma il nostro obiettivo quotidiano è sempre quello di migliorare quanto fatto il giorno prima. I ragazzi hanno già ripreso a lavorare in maniera intensa nei rispettivi training camp e stiamo già pensando al futuro, facendo vivere l'esperienza del raduno ai giovani più promettenti. Filliol ha voluto dare questa opportunità agli Under 23 e a Junior più consistenti, un'iniziativa che si ripeterà e che rappresenta una costruttiva opportunità per i nostri atleti emergenti”.

A tal proposito, come sta procedendo il lavoro di Filliol?
“Ha impostato il lavoro orientato verso un cambio di mentalità nella prima fase, ora gli atleti che hanno grandi ambizioni, come i Giochi Olimpici, sanno perfettamente ciò che devono fare. Ora sicuramente si può pensare ad allargare il bacino degli atleti di alto livello, pur essendo entrati in un anno chiave, dando opportunità importanti anche ai giovani. Stiamo dimostrando che la fretta è più che mai una cattiva consigliera: vanno rispettati i tempi e ogni passaggio va metabolizzato in ottica di una crescita progressiva. Certo, siamo solo all'inizio, ma stiamo iniziando a capire che cosa vuol dire lavorare ad alto livello. Continuando a seguire questa strada, sono sicuro che potremo primeggiare a tutti i livelli”.

All'inizio dell'anno olimpico, possiamo parlare di futuro?
“Mallozzi e Arpinelli hanno ottenuto un grande risultato, una doppietta storica ai Mondiali juniores, risultati che sono il frutto di un'impostazione ben precisa del settore giovanile coordinato dal Direttore Tecnico Giovanile Alessandro Bottoni. Loro due e il gruppo di giovani alle loro spalle devono crescere per gradi: ci sono diversi giovani promettenti, cito Alessio Crociani per esempio, ma non si arriva ai grandi risultati per caso. Ci sono percorsi ben definiti, una crescita graduale, non soltanto fisica, ma soprattutto mentale: Filliol sta trasmettendo questi concetti anche al gruppo di giovani, ma il percorso non è a breve scadenza, anzi, è un progetto a lungo termine e spero che questa strada possa proseguire per il bene del nostro triathlon”.

Riesce a confrontare i suoi due quadrienni olimpici?
“Nel quadriennio che portava a Rio, l'obiettivo era rilanciare la Federazione, rinnovandone l'immagine e attirando sponsor importanti, mentre nel quadriennio in corso, sicuramente gli aspetti tecnici sono stati centrali”.

Anche il Paratriathlon è alle porte di un anno chiave. Stiamo diventando un riferimento internazionale?
“Con Francia, Spagna e Gran Bretagna siamo sicuramente tra le Federazioni che stanno lavorando meglio. Diamo molta attenzione a questa attività sia dal punto di vista internazionale, sia sul nostro territorio che quest'anno ospiterà il Mondiale di specialità a pochi mesi da Tokyo 2020. L'ITU ci ha assegnato la rassegna iridata proprio come coronamento del grande lavoro svolto in questi anni, a partire dal Direttore Tecnico Mattia Cambi, supportato dal Project Manager Neil Mac Leod, in grado di concretizzare un grande lavoro di squadra. Il Team si sta allargando: l'intramontabile Giovanni Achenza è sempre in prima linea e dietro stanno crescendo diversi atleti come ad esempio Anna Barbaro e Veronica Yoko Plebani. Il paratriathlon si sta evolvendo a ritmi sostenuti, ma l'Italia c'è e spero che anche quest'anno arrivino grandi soddisfazioni anche nel momento più alto della stagione”.

Come siamo entrati in questa stagione così importante per il Paratriathlon?
“Sicuramente questo sport ha una duplice visione: quella sociale e quella agonistica. Dare un'opportunità e vedere un atleta felice del traguardo raggiunto, per me è appagante al 100%. Se a questi aspetti riusciamo ad aggiungere anche il successo e la conquista di risultati importanti, ben venga, questo fa bene e dà visibilità ulteriore a tutto il movimento, ma il risultato lo abbiamo già ottenuto quando li vedo sulla linea di partenza”.

Dal punto di vista organizzativo, l'Italia è diventata uno snodo importante nel calendario internazionale.
“L'Italia, da qualche anno a questa parte, sta dimostrando di saper organizzare eventi di alto livello. La Coppa del Mondo in Sardegna è ormai un classico, pur cambiando località da Cagliari ad Arzachena, in Costa Smeralda, continuerà ad essere una prova accattivante e molto apprezzata dagli atleti; inoltre, quest'anno, ci sarà anche una gara age group a margine della World Cup. Come anticipato, ospiteremo anche i Mondiali di Paratriathlon all'Idroscalo di Milano, il coronamento del grande lavoro svolto dal comitato organizzatore negli anni passati con la World Paratriathlon Series. Nell'affascinante disciplina del Winter Triathlon, ripeteremo i Mondiali di Asiago, dimostrando continuità e qualità organizzativa nel multisport invernale, proseguendo un percorso iniziato diversi anni fa e restando una delle poche nazioni nell'arco alpino a mostrare questa continuità”.

Parliamo di Multisport: che anno è stato il 2019 di questo settore?
“La Federazione italiana, a differenza di altre, cerca di essere presente in tutte le manifestazioni e il Multisport non viene trascurato. Anche quest'anno, manderemo una selezione di atleti agli eventi principali che rappresenteranno in maniera degna l'Italia: tra gli élite vogliamo sempre essere competitivi, lo scorso anno ci siamo difesi alla grande e abbiamo raggiunto la vetta conquistando un titolo iridato nel cross triathlon con Eleonora Peroncini. Questo successo è l'apice del progetto cross, un altro vanto della nostra Federazione che rappresenta una situazione davvero unica nel panorama internazionale che molti addetti ai lavori di altre nazioni ci invidiano”.

Il Settore Istruzione Tecnica è un altro fiore all'occhiello. Abbiamo raggiunto un nuovo standard?
“Il SIT rappresenta un nostro successo qualitativo e numerico. Per le proporzioni raggiunte, è sufficiente osservare le presenze agli appuntamenti come il Convegno Nazionale Tecnico Scientifico e ai vari seminari, mentre dal punto di vista pratico possiamo notare una vistosa crescita della qualità dei nostri tecnici. Ora dovremo rivisitare diversi aspetti per continuare a migliorare la qualità dei servizi e del lavoro”.

C'è fermento anche nel mondo Age Group: come si muove il triathlon italiano in questo ambito?
“Per questo settore sono state approntate iniziative dedicate che hanno avuto un discreto successo: certo, siamo lontani a livello numerico dalle potenze come Usa, Gran Bretagna e Canada, ma vogliamo proseguire su questa strada offrendo il miglior supporto possibile. Ad Asiago, ai Mondiali di Winter Triathlon, i nostri atleti amatori avranno l'opportunità di sfruttare i consigli di Bethaz e Gabba: ripartiamo proprio dalla rassegna iridata di casa con queste iniziative”.

Il trend di crescita numerica come procede?
“I numeri sono sempre stati in crescita, sin dal mio primo mandato. L'andamento è destinato a stabilizzarsi, ma l'importante è avere sempre il segno positivo e continuare a muoversi in chiave propositiva e di crescita. Ora l'Italia è un punto di riferimento per i circuiti internazionali come Ironman e XTERRA, anche questo contribuisce a dare linfa al movimento e alla nostra Federazione che acquisisce sempre più credibilità, una credibilità supportata dai fatti: tutto ciò che è stato detto e promesso è stato realizzato perché quando affermo qualcosa credo che questo possa avvenire. Il lavoro serio, con pochi proclami ma con tanti fatti paga: vogliamo continuare a crescere e raggiungeremo ancora tanti risultati e obiettivi importanti continuando a badare esclusivamente alle questioni concrete. Nel 2020 continueremo a lavorare a testa bassa per portare avanti questo intenso ma gratificante cammino: oltre ai protagonisti sul campo, devo ringraziare per questo anche tutti gli uffici, il Consiglio Federale e chi lavora quotidianamente con e per la Fitri”.