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Intervista ad Emilio Di Toro neopresidente dell'ETU


Emilio Di Toro è stato eletto Presidente dell'ETU (European Triathlon Union) nel corso del congresso che si tenuto questa mattina ad Holten in Olanda. Rimarrà in carica fino al 2013.

Una formalità, visto che il numero uno della F.I.Tri. era l'unico candidato. Un onore e - forse - un onere, dato l'impegno che un simile ruolo comporta.

«Beh, in effetti devo dire che all'estero la corsa alle "poltrone" è meno politicizzata che in Italia. La mia candidatura unica si spiega con il fatto che tutti sanno che si tratta di un incarico abbastanza operativo, che richiede tempo disponibile e capacità di "risolvere i problemi". Quindi davvero più oneri che onori.»

Quando sei entrato a far parte della "federazione" europea?

«All'inizio del 2006, quando fui prima cooptato e poi eletto nell'Executive Board dell'ETU. In questi anni ho lavorato molto all'estero, costruendo una fitta rete di buone relazioni con la comunità internazionale, imparando molto - da un lato - ma facendo anche rispettare l'immagine italiana, dall'altro. È stato in questo periodo che è nata la richiesta unanime, da parte delle federazioni europee, di presiedere l'ETU per il prossimo quadriennio.»

Sono diversi anni che l'ETU sembra aver perso importanza e potere a favore dell'ITU (International Triathlon Union). È davvero così?

«Tutte le organizzazioni "continentali" sono subordinate alle loro Federazioni Internazionali, per ovvi motivi operativi. Quindi l'ITU fa le regole del triathlon, gestisce i ricavi da sponsor e da diritti televisivi, i contributi CIO, eccetera. Ma c'è un "ma" importante: il 60% degli atleti alle Olimpiadi di Pechino si sono qualificati dall'Europa.
Inoltre, ben quattro tappe delle "Serie del Mondiale" si svolgono in Europa. Infine, ci sono 39 federazioni europee verso le 124 mondiali dell'ITU. Questi semplici dati numerici rendono l'idea dell'importanza quanto meno politica dell'ETU.
E non va dimenticato che oggi la presidenza dell'ITU è della spagnola Marisol Casado, che proprio fino a stamattina è stata la Presidente in carica dell'ETU. Credo davvero che si stia aprendo una stagione diversa per il triathlon mondiale, molto più "europeo centrica"...»

Cosa comporta, in senso pratico, essere presidente dell'ETU?

«Sul versante interno, principalmente: gestire il calendario europeo, soprattutto i Campionati Europei delle diverse specialità. Cosa che già faccio da anni in Italia, e che ho fatto negli ultimi due anni in Europa. Organizzare le produzioni televisive europee, ad eccezione delle WCS. Gestire un gruppo di delegati tecnici che si occupano della qualità delle gare in Europa, secondo gli standard internazionali.
Sul piano esterno, più politico: rapporti con il CIO, visto che normalmente l'Europa è un interlocutore privilegiato del CIO, ed anche perché, in quanto componente dell'ITU Board, rientra nelle mie deleghe questo tipo di relazione istituzionale. E con la Comunità Europea, un tema delicato che ci vede partire (come Triathlon ma anche come organismi istituzionali dello sport in genere) in una situazione di forte criticità di rapporti.»

Su cosa concentrerai le tue prime mosse? Quali gli obiettivi?

«Lavorerò principalmente sulla qualità delle gare e degli eventi di triathlon, e sulla loro fruibilità per gli atleti age groupers. L'Europa viaggia a doppia velocità, ed in questo vedo molte analogie con l'Italia: grandi compagnie professionali, che crescono e si evolvono offrendo eventi sempre più qualificanti e privi di difetti. Interi gruppi dirigenti di federazione che conoscono bene il loro lavoro, sono appassionati ma soprattutto preparati ed inseriti nel mondo sportivo. Un linguaggio comune davvero maturo e responsabile, come fortunatamente stiamo verificando anche in molte situazioni italiane. Ma anche organizzatori vecchia maniera che non ne vogliono sapere di crescere e di adattarsi ai nuovi livelli di standard organizzativo, dirigenti sportivi che o non sono professionisti o presumono di esserlo senza avere nessuna esperienza reale.
Federazioni che esistono solo sulla carta o per altri interessi politici o di bottega. Ed anche in questo, purtroppo, le analogie con evidenti difetti italiani sono fin troppo chiare... Anzi, devo dire che in Europa non succede oramai quasi più di riscontrare degli errori tecnici così madornali come quelli che ancora vediamo in Italia nel solo e semplice allestimento dei campi gara: dalle zone cambio non compensate ai percorsi puri e semplici, spesso dei "labirinti metafisici" esposti al traffico delle auto o dei pedoni..
Ma voglio anche, e con orgoglio, ricordare che gli appuntamenti internazionali che abbiamo ospitato in Italia sono tutti considerati - in Europea - di altissimo livello. Rimini, Orosei e Tarzo Revine hanno dato all'estero un'immagine di un'Italia che ha voluto e saputo adeguarsi agli standard internazionali. Gli obiettivi sono, ovviamente, diminuire le distanze, supportando chi è rimasto indietro ma vuol "crescere", o isolando chi dimostra ancora di non essere in grado di adeguarsi ai cambiamenti che sono oramai radicati nelle realtà del triathlon europeo.»

Nel 2012 le Olimpiadi saranno a Londra. Quale pensi possa e debba essere il ruolo dell'ETU verso questo importantissimo evento?

«Lavorare sull'Olimpiade è un ruolo politico che spetta all'ITU.
Cercherò di evitare sovrapposizioni. Anzi, credo l'ETU dovrà essere tutta concentrata nel mantenere ben validi gli attuali criteri di qualificazione olimpica, che si basano sulla qualità tecnica, sul merito sportivo, e non sono infettati da criteri di opportunità "geo politica".»

(Barbara Cologni)